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Tutta la notte ho dormito con te
vicino al mare, nell'isola.
Eri selvaggia e dolce tra il piacere e il sonno,
tra il fuoco e l'acqua.
Forse assai tardi
i nostri sogni si unirono,
nell'alto o nel profondo,
in alto come i rami che muove uno stesso vento,
in basso come rosse radici che si toccano.
[E io accanto a quel dormire
nel sogno ti entravo ed eri ancor più mio,
languida godevo nel lasciarmi andare
selvaggia e arresa al dolce tuo dominio.
C’era fuoco di liquido rubino,
acqua scesa da innevati monti
in convogliata isola.
I rami e l’alito in cima, un tutto di conchiglia,
intrecciavano rosse radici]
Forse il tuo sogno
si separò dal mio
e per il mare oscuro
mi cercava,
come prima,
quando ancora non esistevi,
quando senza scorgerti
navigai al tuo fianco
e i tuoi occhi cercavano
ciò che ora
- pane, vino, amore e collera -
ti do a mani piene,
perché tu sei la coppa
che attendeva i doni della mia vita.
[Non c’è un forse
né un ma oppositivo
ché i nostri sogni mai si separarono
e sempre si cercavano uniti:
io nelle profondità del mare,
tu nell’infinito cielo,
fianco a fianco trovandoci
in dono reciproco
a bere dal calice della vita
il succo tuo nel mio]
Ho dormito con te
tutta la notte, mentre
l'oscura terra gira
con vivi e con morti,
e svegliandomi d'improvviso
in mezzo all'ombra
il mio braccio circondava la tua cintura.
Né la notte né il sonno
poterono separarci.
[Hai dormito con me
tutta la notte
mentre l’oscura terra girava
coi suoi vivi e coi suoi morti
in mezzo all’ombra.
Pure nulla ho temuto e temo
perché tu cingi la mia vita
e la fai tua oltre ogni limite]
Ho dormito con te
e svegliandomi la tua bocca
uscita dal sonno
mi diede il sapore di terra,
d'acqua marina, di alghe,
del fondo della vita,
e ricevetti il tuo bacio
bagnato dall'aurora,
come se mi giungesse
dal mare che ci circonda.
[Sì, l’uno nell’altra abbiamo dormito
senza contare le volte, il flusso
delle piroette, né i frutti della terra
raccolti e assaporati.
E svegliandomi le tue labbra
furono lì ad attendermi
con note di ciliegie ed ambra
bagnate di desiderio.
In loro mi sono accucciata
bevendo l’immensità di esisterci].